DOMEGGE, appunti sulla storia archeologica e sui ritrovamenti

(Ultimo aggiornamento 16 aprile 2020)

Articolo per  “Il Cadore” sui ritrovamenti archeologici a Domegge, davanti alla chiesetta di S. Giuseppe, in occasione dei lavori della piazza. 17 agosto 2015

I lavori di rifacimento della piazza di Domegge, che da alcuni mesi stanno interessando il centro storico, hanno rivelato tracce di un insediamento molto antico, che potrebbe risalire addirittura alla prima età del ferro (IX-VI secolo a.C.).

In questa occasione le sorprese non sono emerse, come ci si aspettava, dall’area della storica ex Locanda al Sole (indicativamente a metà strada tra municipio e cinema S.Giorgio), dove in passato erano state rinvenute sepolture alto medievali, ma dalla parte antistante la seicentesca chiesetta di San Giuseppe, già di giuspatronato della locale famiglia Nardei, proprio di fronte al municipio, dove si è scavato fino a una profondità di 130 cm dal piano stradale e dove, nello strato più profondo, sono stati rinvenuti frammenti di vasellame di ceramica domestica e parti di anelloni con incavi a depressione (taralli), usati in cucina come appoggio per le pentole, testimonianze di una presenza umana stabile nella zona fin dall’antichità.

Ubicato in area quanto mai centrale e accessibile, lo scavo ha attratto l’interesse dei cittadini che così hanno potuto seguire da vicino giorno dopo giorno il lavoro minuzioso dell’archeologo, e anche per soddisfare la loro la curiosità e desiderio di sapere l’Amministrazione comunale ha organizzato con la Soprintendenza Archeologia del Veneto e la collaborazione del Gruppo Archeologico Cadorino una serata per la presentazione dei dati preliminari, che si è tenuta il 21 luglio scorso presso la sala consiliare, alla presenza di un pubblico numeroso e attento.

La cautela è d’obbligo, ha esordito la dott.ssa Carla Pirazzini, funzionaria di zona della Soprintendenza Archeologia, nell’esporre le prime ipotesi di datazione dei ritrovamenti, perché ad una prima valutazione questi oggetti appaiono della prima Età del Ferro, anche se allo stato attuale delle indagini una loro datazione certa non è ancora possibile. Serve cautela perché i materiali dei rinvenimenti in area alpina hanno dei problemi particolari: restano in uso per più secoli rispetto a materiali uguali o simili trovati in centri di pianura, e hanno forme che talvolta si ripropongono anche in epoche più tarde.

Capire se questi oggetti di uso quotidiano risalgono a circa 3000 anni fa, o se si tratta di utensili tornati in uso, con le medesime caratteristiche, nel tardo antico, ultimo periodo dell’impero romano, è un interrogativo che potrà ottenere risposta solo da un ulteriore studio dei reperti, o, in ultima istanza, dall’analisi al carbonio 14 dei carboni ritrovati in loco, attraverso la quale è possibile datare in modo alquanto preciso materiali di origine organica. Operazione dal costo non eccessivo, per la quale servirà comunque reperire i fondi necessari.

La funzionaria ha quindi elencato, mediante una carta archeologica predisposta assieme a Davide Pacitti, archeologo al quale il Comune ha affidato la sorveglianza dei lavori della piazza e lo scavo antistante la chiesetta di San Giuseppe, i rinvenimenti avvenuti a più riprese in zona e i siti principali:

1. nel 1800: ascia e falcetto XIII-XII secolo a.C. ritrovati in località Crodola, tra Domegge e Vallesella, materiali oggi considerati dispersi;

2. l’elmo di Vallesella, di tipologia celtica (metà IV- metà III secolo a.C.), attualmente esposto nella mostra “Celti sui monti di smeraldo” visitabile fino al 31 ottobre presso il Museo Civico di Zuglio Carnico, ritrovato nel 1917 a Pegnola.

3. sepolture a inumazione scoperte nel 1954 nell’area dell’ex locanda Al Sole da Enrico De Lotto, il medico umanista che con Giovanni Battista Frescura era stato promotore della campagna di scavi a Lagole negli anni 1949-1952;

4. nel 2004 in zona limitrofa, in occasione di lavori pubblici, due sepolture alto medievali scavate dall’archeologo Pacitti, sotto la direzione scientifica della dott.ssa Giovanna Gangemi. Tra gli altrireperti, un pregevole pettine a corredo di sepoltura, che attualmente si trova ancora presso la Soprintendenza Archeologia di Padova;

5. rinvenimenti a Pian Pocòl (l’attuale isola nel lago di Centro Cadore): probabili corredi funerari risalenti al V-VII secolo d.C.

Si tratta di ritrovamenti che testimoniano di periodi diversi uno dall’altro e che non consentono di tracciare un quadro chiaro della storia archeologica di Domegge, ai quali si aggiungono quelli provenienti dallo scavo odierno, preceduti nel 1993 da rinvenimenti di stratificazioni contenenti carboni – per le quali però non è mai stata appurata datazione – segnalate da Eugenio Padovan nelle vicinanze (primo stralcio lavori piazza, zona farmacia). Quello che è certo, ha concluso la dott.ssa Pirazzini, è che a Domegge ci potrebbe essere ancora molto da scoprire.

La parola è passata poi all’archeologo Pacitti, che ha descritto con il supporto di immagini, le varie fasi dello scavo, avviato a seguito di una segnalazione dell’arch. Lucio Boni, responsabile dei lavori della nuova piazza. Le indagini stratigrafiche condotte dal professionista hanno documentato la rimozione dello strato di riempimento moderno fino al raggiungimento di quello più antico, con la presenza di un muro di contenimento del pendio digradante verso la chiesetta, dove erano probabilmente situate delle abitazioni e forse una struttura produttiva di oggetti in terracotta; la presenza di molti carboni raccolti in una buca e di taralli (anelloni) con difetti di cottura, probabili scarti di lavorazioni, autorizzano l’ipotesi.

In rappresentanza del Comune era intervenuto in apertura il vicesindaco arch. Giuseppe Cian per affermare che conoscere e capire di più le origini del paese costituiscono temi ai quali l’Amministrazione comunale di Domegge è da sempre sensibile (… compatibilmente con costi e tempi), e per ringraziare il Gruppo Archeologico Cadorino per la sua attiva presenza e disponibilità alla collaborazione.

Al riguardo, l’associazione – sorta nel 1996 e di fatto operante su tutto il territorio storico del Cadore – osserva che:

Domegge si sta confermando paese abitato stabilmente fin dall’antichità; con la prematura scomparsa del dottor De Lotto negli anni Sessanta del secolo scorso è venuta a mancare un’importante figura di riferimento per il paese e ben poco, per non dire nulla, è emerso dall’imponente attività edilizia privata degli ultimi cinquant’anni.

Un primo auspicio è che se in questo lungo periodo qualcuno avesse visto, sentito o trovato qualcosa che abbia attinenza con l’archeologia sarebbe importante che lo segnalasse, con modalità da stabilire con la Soprintendenza, contribuendo ad aggiungere qualche tessera al puzzle della nostra storia antica, per capire meglio chi siamo e da dove veniamo.

Nei confronti dell’Amministrazione comunale l’auspicio è che molta attenzione venga posta nei movimenti di terra di qualsiasi tipo, sia che si tratti di lavori pubblici o privati, inclusi quelli attinenti agli antichi percorsi al di fuori dell’abitato, messi a rischio da lavori boschivi particolarmente invasivi.

Una proposta potrebbe riguardare la possibilità di segnalare al Gruppo Archeologico ogni nuovo inizio lavori e consentire una discreta sorveglianza, anche a distanza, senza l’ingresso nei cantieri e senza arrecare disturbo agli stessi. Potrebbe risultare utile allo scopo l’apertura di piccole finestre nelle recinzioni che celano completamente alla vista i cantieri, come avviene in alcuni Stati esteri.

E infine un ringraziamento alla funzionaria di zona della Soprintendenza dott.ssa Carla Pirazzini, che anche in questa occasione ha dato prova di sensibilità e disponibilità al confronto e alla divulgazione. gd-GAC

 

28 febbraio 2017

Importanti scoperte a Domegge

La rivista Archeologia Veneta 2016 ha pubblicato un saggio sugli scavi di Domegge a cura della dott.ssa Carla Pirazzini e dell’archeologo Davide Pacitti. Ne faccio una breve sintesi: nell’estate del 2015 il comune di Domegge ha eseguito dei lavori di riqualificazione in centro. La sorveglianza archeologica dei lavori ha permesso di scoprire un’area abitativa con un muro di contenimento fatto di grosse pietre. Addossata al muro è stata rinvenuta una buca silos diventata poi fossa di scarico, contenente anelloni di terracotta (servivano per distanziare i recipienti dal fuoco), qualche frammento di vasi per uso domestico, poche ossa e parecchi carboni. La datazione dei carboni ha dato un esito sorprendente; 2800/2500 anni fa con una datazione più ristretta tra il 2640 e il 2590 !! L’area del Centrocadore ha avuto insediamenti molto antichi. Ricordiamo lo scavo di Nebbiù (Pieve) con l’assistente archeologo Eugenio Padovan e il compianto geologo Virginio Rotelli che avevano scoperto i resti di una capanna sulle rive di un laghetto datata tra 3000/2800 anni fa e l’indagine di Pozzale dove Davide Pacitti ha scoperto frammenti di un vaso databili 2600/2500 anni fa nei resti di una capanna. Altri reperti sporadici ci portano fino a 3200 anni fa ma non abbiamo necropoli o insediamenti di quel periodo.Giovanni Zandegiacomo Seidelucio (già presidente GAC)

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DOMEGGE DI CADORE – APPUNTI SULLA STORIA ARCHEOLOGICA E SUI RITROVAMENTI

A Domegge si sono trovati reperti molto interessanti ,anche se non molto numerosi . Il rinvenimento in una cava in località Crodola ( m.801) di un falcetto e un’ascia ad alette bronzei datati al XIII-XII secolo A.C. è il più antico segno di frequentazione umana in Centrocadore. Un altro reperto molto interessante è l’elmo in ferro trovato a Pegnola (Vallesella) datato al IV-III secolo A.C.; uno studio della dottoressa Gambacurta fa una comparazione con le notizie sugli elmi trovati a Lozzo, Calalzo e Pozzale per affermare che si tratta di una tipologia unitaria. Mettendoli a confronto con elmi del nord Italia e d’oltralpe conclude che, pur avendo molte affinità con reperti celtici della Valle della Gail, si tratta di oggetti di fattura locale. Quindi si suppone una metallurgia in loco, affermazione che qualche anno fa sarebbe stata giudicata azzardata. L’elmo è stato anche esposto alla mostra di Trento “Guerrieri, principi, eroi”. Sono state trovate monete che vanno da Vespasiano (69-79 D.C.) a Marco Aurelio (161-180 D.C.) in varie località; Colle di Medol, Vinchia, casa de Bernardo. Infine nel centro di Domegge ,di fronte alla ex locanda del Sole, è stata rinvenuta una sepoltura di tre inumati (due adulti e un giovane) ,supini con il capo rivolto a nord. Il corredo era composto da una collana con perle in pasta vitrea (vedi a fianco), orecchino d’argento, armilla e catenina bronzee; il materiale è stato datato al VI-VII secolo D.C. Due anni fa, durante lo scavo sulla statale per la posa del metano, è stato rinvenuto un teschio umano molto vicino al precedente sito; perciò si potrebbe ipotizzare una necropoli.

Lavori edili nel 2004 hanno consentito, grazie all’attenzione del Gruppo del funzionario della Soprintendenza Padovan, di confermare la presenza dell’area sepolcrale. . Un’altra necropoli, secondo le informazioni da noi raccolte, era situata nell’area posta a est della chiesa ; ai primi del Novecento in località “le Cioupe” furono rinvenute due scheletri con parti in bronzo, forse di armature. Durante dei lavori in via Trieste 6 erano stati ritrovati due o tre scheletri con dei vasi in terracotta rossi e gialli , ossa animali e una catena con collare. I vasi furono portati presso la scuola, e in seguito sono scomparsi. nel 1865 venne trovato un cranio con un corredo di uno spillone e una piastra circolare. Questo reperto aveva dieci raggi segnati da pallottoline che erano distribuite su tutta la circonferenza; un filo attorcigliato alla piastra aveva un pendente di vetro bianco e celeste. L’area è vicina a col de Medol , dove oltre alle monete sembra ci fossero dei muri sul luogo del rinvenimento. Dal versante del colle che guarda la chiesa sgorgava una sorgente di acqua puzzolente (solforosa?) che attraversava i prati di “Cioupe “per poi confluire nel PiaveVa anche citata l’area di Facen, sul lato opposto del lago, dove il de Bon aveva avuto notizie del rinvenimento di sepolture ad inumazione senza corredo, che attribuiva al Medioevo. L’area è ad ampi terrazzi e soleggiata, il toponimo è forse di origine retica, il che ripropone la questione delle culture presenti in Cadore nel periodo preromano.

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Isola del lago – artificiale – di Pieve di Cadore

Secondo il topografo Alessio De Bon, una strada preromana collegava Domegge di Cadore all’isola del lago e proseguiva verso località Rauža di Sottocastello, lungo Pian dele Ere, grazie ad un ponte che attraversava il Piave in località Tras, nel tratto in cui scorreva incassato tra le rocce. La strada continuava poi verso Caralte. Recenti ritrovamenti archeologici sembrano confermare, oltre la presenza della strada, anche l’ipotesi che l’isola fosse uno dei primi e più importanti insediamenti paleoveneti in Cadore, una teuta (comunità in celtico) civile e religiosa. Quella che prima della formazione del lago era un’altura posta al centro della valle del Piave probabilmente era la sede politica, Lagole quella religiosa. Domegge (Duemilia) potrebbe dunque trarre il nome dall’esatta distanza, ovvero due miglia, che la separa dall’isola, il centro principale.