OLTREPIAVE

appunti della storia archeologica e dei ritrovamenti

(ultima revisione, 18 giugno 2026)

Diviso tra i comuni di Vigo e Lorenzago, il territorio presenta diverse attestazioni di interesse archeologico. Per quanto riguarda Lorenzago, la Carta Archeologica del Veneto (C.A.V.) riporta due segnalazioni: sul Passo Mauria, che collega il Cadore alla Carnia, è stata rinvenuta una moneta in bronzo di Valentiniano (364–455 d.C.); in località Ciasate, invece, sono state individuate una moneta in bronzo di Vespasiano (69–79 d.C.) e una moneta d’oro di Onorio (395–423 d.C.).
Va tuttavia segnalata una lacuna nella Carta. Il 21 luglio 1885, L’Alpigiano, gazzetta di Belluno, riferisce infatti il ritrovamento, sul monte Mauria e a notevole profondità (sotto le ghiaie di una frana), di una piccola scure in pietra. La descrizione riportata è la seguente: il foro destinato al manico è perfettamente rotondo; i due lati terminano in un taglio simile a quello di una scure, lungo 35 mm e largo 30 mm; l’altezza complessiva è di 90 mm. La pietra, di colore tendente al verde, sembra un conglomerato di natura serpentinosa, non particolarmente duro. Il reperto è stato paragonato all’ascia di Venas, datata alla metà del III–II millennio a.C.
Per quanto riguarda Vigo, lasciamo illustrare la situazione allo storico Giovanni De Donà, socio fondatore del Gruppo e profondo conoscitore del territorio.


Sul col Palotto le nostre origini

di Giovanni De Donà

L’archeologo Eugenio Padovan l’ha paragonato, come importanza, al sito archeologico del Monte Calvario di Auronzo. Intendiamo parlare dell’Otiva del Piòan sul colle di Palotto tra Vigo e Laggio, dove diversi indizi hanno confermato l’esistenza del primo insediamento stabile nel comune di Vigo, forse risalente a 2.500 anni fa.
Le prime notizie risalgono a quanto scritto da don Pietro Da Ronco (1850–1941), emerito studioso di storia cadorina, che nel suo libro Voci dialettali e toponomastica cadorina, al toponimo Vigo, scrive:

…. Vico, Vicus, ragunamento di case all’aperto secondo i Romani ….. Ciampon viene indicato luogo di antico accampamento …. verso Laggio a sud est il Colle Pallotto (Palotum) sopra la campagna di Gallea (Cialea) si trovò indicato nelle scritture del 1302 un castello ….

Poi ancora lo storico Giovanni Fabbiani nella sua pubblicazione Il Castello di Pieve di Cadore dice:

…. un castello doveva esserci su d’uno sporto di roccia del Tudaio, ove s’inizia il sentiero che porta alla chiesetta di S. Daniele: la campagna sottoposta nel 1302 e ancor oggi si chiama Socastel, cioè sotto il castello.

Le stesse notizie sono citate da don Giovanni Da Rin Pagnetto nel suo libro I paesi dell’Oltrepiave nel Cadore (Longarone 1921), dove il sacerdote avanzava l’ipotesi che per scopi difensivi si deviasse il corso del rio Laggio allagando la piana di Cilea

per sbarrare il passo ai nemici provenienti da Auronzo o dal Comelico.

Il Da Ronco ricorda come, nel 1890, durante la costruzione della strada militare di Col delle Rive, si trovarono i resti di un’abitazione (mura) e una lanterna in terracotta con testa di cavallo e, nel 1915, in Col Ciampon, durante lavori militari, si trovarono oggetti e fibule romane, oggi perse perché trafugate nel 1918 durante l’invasione austriaca.
L’oggetto più antico trovato in zona è una moneta d’argento del III secolo avanti Cristo, rinvenuta in Piane da Giancarlo Arnoldo e consegnata alla Soprintendenza.
La parte di Palotto che guarda Vigo, a ovest, è detta Sote Muro, quindi sta a indicare che un tempo sul colle esisteva un muro.
Tutto attorno si notano molti gradoni artificiali dove, fino a qualche decennio fa, c’erano prati e campi. Durante la lavorazione di questi ultimi si rinvennero monete romane databili al III secolo, delle fusaiole in piombo (servivano alle donne per filare) e, all’interno dell’Otiva, fu ritrovata, a circa 10 cm di profondità, la lama di un coltello in rame con strane incisioni, probabilmente celtico.
A tutto questo si è aggiunta una importante scoperta effettuata presso il Bundesarchiv di Vienna nel 1999, con lo studio di una serie di immagini aeree scattate dai ricognitori austriaci durante la Grande Guerra (1915–1917), dove sul colle di Palotto si evidenzia in modo inequivocabile il perimetro di un insediamento antico. Da un attento sopralluogo sul terreno si vedono molto bene i resti di muri e, sorprendentemente, nella parte a ovest, un quadrato di circa 14 × 14 metri, con evidente un ingresso della larghezza di 2 m, probabilmente una torre di segnalazione e avvistamento.
Il luogo è un importante punto strategico-militare perché si trova in posizione centrale, dominando le provenienze dal Comelico (Danta – Passo Monte Croce), dalla Val d’Ansiei (Auronzo), dalla Val Piova e dal Passo Mauria.
Recentemente il sig. Leandro Mereu di Sottocastello ha segnalato il tracciato di una strada romana che parte da Laggio e risale tutta la Val Piova fino a Razzo, poi prosegue per Pezzocucco arrivando ad Ovaro in Carnia e da qui fino al municipio romano di Zuglio (Iulium Carnicum). Quindi, dopo la scoperta del passaggio di cacciatori neolitici a Pian dei Buoi e in Val Visdende, più di 8000 anni fa, ecco un altro importante tassello che si aggiunge al mosaico della storia dei nostri paesi.