Dal Corriere delle Alpi del 4 settembre 2017

Busa delle Vette, illustrati i risultati della campagna di ricerche nel sito abitato da antichi pastori
Porte aperte agli scavi archeologici in quota

SOVRAMONTE Buona affluenza ieri alla Busa delle Vette per la giornata di “porte aperte” agli scavi archeologici in corso a mezz’ora di cammino dal rifugio Dal Piaz in un sito tardo antico dedicato alla pastorizia. In questi giorni è infatti in corso una terza campagna di scavo, realizzata con il finanziamento del Parco, il coordinamento scientifico dell’Università di Trento, il supporto della Sovrintendenza archeologica e l’assistenza dei carabinieri forestali. Gli scavi rientrano nel progetto UPLand per approfondire le conoscenze sulla storia antica delle attività pastorali sulle Dolomiti Bellunesi.Gli scavi sono condotti all’interno di un antico recinto pastorale: un muro a secco di forma circolare, un tempo utilizzato per radunare il bestiame. Per divulgare i risultati ottenuti e per mostrare a tutti come lavorano gli archeologi, ieri così è stata la organizzata la “giornata aperta” con Fabio Cavulli dell’università di Trento e Francesco Carrer dell’università di York chiamati ad illustrare le ricerche. Agli escursionisti che hanno raggiunto la Busa delle Vette è stata mostrata la struttura emersa da questi scavi e sono stati illustrati alcuni reperti, come uno spillone in osso e dei chiodi di ferro. La struttura risalente al quarto-quinto secolo che viene scavata è probabilmente una abitazione, mentre i recinti pastorali sarebbero medievali. Lo scavo andrà avanti fino all’8 settembre, poi ci sarà tutto il lavoro all’università di Trento per analizzare i reperti, con i campioni botanici che saranno inviati a Bergamo e quelli faunistici a Bolzano.

 

Dal Gazzettino del 30 agosto 2017

Domenica gli archeologi illustreranno le ricerche
Il ritrovo è alle 11.30, l’area è a mezz’ora dal rifugio Dal Piaz
Tracce di pastorizia di oltre 1500 anni fa alla Busa delle Vette

SOVRAMONTE Gli archeologi svelano le tracce dei pastori di oltre millecinquecento anni fa nell’area di Busa delle Vette, a 1.900 metri di quota, in uno degli scenari paesaggistici più belli del Parco delle Dolomiti. Domenica prossima gli archeologi illustreranno al pubblico le ricerche in corso. Gli scavi, condotti dal professor Fabio Cavulli dell’Università di Trento e dal dottor Francesco Carrer dell’Università inglese di York, hanno permesso di raccogliere molti reperti che testimoniano la presenza di attività pastorali almeno dalla fine del X secolo. È il frutto del progetto di ricerca avviato tre anni fa dal Parco delle Dolomiti e rilanciato nel 2016 con la denominazione “UPLand”, su base biennale, per approfondire le conoscenze sulla storia antica delle attività pastorali sulle Dolomiti Bellunesi. I lavori condotti l’anno scorso hanno permesso di raccogliere nuovi reperti e di spostare indietro nel tempo la frequentazione umana sulle Vette Feltrine al 400-500 d.C. In questi giorni è in corso una terza campagna di scavo, realizzata con il finanziamento del Parco, il coordinamento scientifico dell’Università di Trento, il supporto della Soprintendenza archeologica e l’assistenza logistica dei Carabinieri Forestali. Gli archeologici sono impegnati all’interno di un antico recinto pastorale: un muro a secco di forma circolare, un tempo utilizzato per radunare il bestiame.Questi recinti circolari sono presenti in varie zone delle Alpi e in alcuni casi, come questo di Busa delle Vette, possono risalire ad epoche molto antiche. Per divulgare i risultati fin qui ottenuti e soprattutto per mostrare a tutti come lavorano gli archeologi sul campo, è stata organizzata una giornata aperta con visita guidata agli scavi. Domenica mattina il professor Fabio Cavulli e il dottor Francesco Carrer illustreranno le ricerche in corso agli escursionisti che vorranno raggiungere Busa delle Vette, a poca distanza dal rifugio Dal Piaz.L’appuntamento è alle 11.30 direttamente sui luoghi di scavo, che sono a meno di mezz’ora di cammino dal rifugio. Per arrivare al sito bisogna salire al Dal Piaz passando da passo Croce d’Aune, da qui raggiungere il passo Vette Grandi e poi scendere verso malga Vette Grandi. Proseguendo il cammino, attraverso i pascoli si giunge ai piedi del monte Pavionet, dove è visibile il campo temporaneo allestito dagli archeologi per condurre gli scavi. Si arricchiscono così le scoperte archeologiche nel Feltrino, dopo l’Uomo della Val Rosna e il rinvenimento di una miniera di selce di 40 mila anni fa sul Monte Avena. Raffaele Scottini

Dal Gazzettino del 9 agosto 2018

I nuovi ritrovamenti testimoniano la presenza stanziale dell’uomo nella zona
Carrer: «Materiali in ceramica, ferro e bronzo dimostrano un uso quotidiano»
Busa delle Vette, pastorizia praticata più di 1500 anni fa

VETTE FELTRINE  Una presenza stanziale di pastori che risale nelle sue testimonianze più antiche al quinto secolo ma che sono ormai provate fino al quindicesimo secolo. Non smette di regalare sorprese e soddisfazioni la campagna di scavo archeologica agli oltre duemila metri di quota della Busa delle Vette, non lontano dal Rifugio “Dal Piaz”, dove gli archeologi hanno la loro base.

ATTIVITA’ COMINCIATA NEL 2013 Cominciati in fase preliminare nel 2013 su spinta di Piergiorgio Cesco Frare,gli scavi hanno poi permesso di scoprire quanto quell’area fosse un esempio di come la pastorizia sia riuscita a svilupparsi anche a una quota che va oltre gli standard conosciuti, fissati

attorno ai 1.800 metri. L’attività svolta ha permesso di accertare la presenza dell’uomo sulle Vette Feltrine oltre 1500 anni fa con la pastorizia a fare da collante alle mansioni quotidiane.

CAMPAGNA 2018 POSITIVA Fabio Cavulli e Anna Luisa Pedrotti, entrambi dell’Università di Trento, e Francesco Carrer dell’università inglese di Newcastle concluderanno domani la loro attività stagionale. Tanto il materiale recuperato e da catalogare per dare ulteriore significato all’attività archeologica. Domenica scorsa, in occasione della giornata dedicata alle visite guidate con scavi aperti, sono stati parecchi gli escursionisti saliti per vedere di persona e farsi spiegare come si sta sviluppando la ricerca.E gli archeologi hanno potuto testimoniare il successo dell’operazione che si svolge in accordo con la Soprintendenza e con il Parco delle Dolomiti bellunesi di cui quest’anno cadono i 25 anni. GLI SVILUPPI DAL 2016Dalle prime ricerche che nel 2014 hanno individuato due recinti pastorali risalenti al X e XV secolo, la campagna di scavi si è poi spostata nel 2016 al di fuori, ma non lontano dai recinti pastorali, dove è stata individuata quella che doveva essere una capanna utilizzata dai pastori in età ancora precedente: «Abbiamo rinvenuto molto materiale in ceramica», afferma Francesco Carrer dell’università di Newcastle, «che i pastori dell’epoca portavano in quota e tanti frammenti in ferro e bronzo che facevano parte di oggetti di uso comune. Infine molte ossa, soprattutto di ovocaprini, che erano gli animali allevati qui. Ci sono le prove per una presenza stanziale sul luogo, con i reperti più antichi risalenti al V secolo. La capanna è stata certamente occupata anche nel VII e VIII secolo e si tratta di una cosa abbastanza particolare visto che ci troviamo oltre quota duemila metri. E soprattutto, sembra che al di là dei momenti più o meno floridi dell’economia del fondovalle, quassù l’attività procedesse in modo continuo». Domani si chiude la campagna 2018 di scavi: «Siamo molto soddisfatti», aggiunge ancora Francesco Carrer, «abbiamo raccolto molto materiale e una serie di dati che dovremo analizzare nei prossimi mesi.

ESCURSIONISTI CURIOSI I reperti sono molto interessanti. Domenica scorsa abbiamo deciso di dedicare una giornata alle visite degli escursionisti e devo dire che ho notato parecchio interesse. Anche nei giorni feriali c’è sempre qualcuno che si avvicina per chiedere informazioni». –Roberto Curto BY NC ND