Pieve di Cadore, Salone della Magnifica Comunità
Venerdì 14 marzo 2025 ore 20,30
Gruppo Archeologico Cadorino
in collaborazione con Magnifica Comunità di Cadore
invita alla conferenza
I CERCHI INCISI AL COMPASSO SULLE ROCCE DEL PASSO GIAU
(S. Vito di Cadore, BL):
TRA ARCHEOLOGIA RUPESTRE E RICERCA STORICA

Relatore Fabio Cavulli
Università degli Studi di Napoli Federico II
co-concessionario per lo scavo a Pra Comun (Passo Giau, S. Vito di Cadore)
Tema:
I pascoli d’altura tra il passo Giau e Mondeval (1.900-2.700 m s.l.m.) hanno restituito significative testimonianze dell’attività umana riferibile ad un lungo periodo che va dal Mesolitico per arrivare fino ai giorni nostri. La ragione principale dell’intensa occupazione di quest’area è legata allo sfruttamento delle risorse minerarie (galena), nonché delle risorse faunistiche, forestali e ambientali.
In quattro ampie radure dalla morfologia dolce, che si trovano a Nord e a Sud del Passo Giau ed a Nord e a Sud della Forcella Giau, si concentrano incisioni geometriche su lastre di roccia (areniti vulcaniche) o su affioramenti di roccia in posto. Si tratta di cerchi incisi al compasso con scanalature variabili (da larghe e profonde anche un centimetro ad altre poco profonde o appena incise), spesso concentrici, a volte organizzati in schemi geometrici, altre volte privi di qualsiasi ordine.
Prive di contesto stratigrafico queste evidenze sono di difficile collocazione cronologica, ma analizzando la loro distribuzione spaziale, l’uso del suolo e consultando le fonti documentarie possiamo concludere si tratti di segni di confine utilizzati nel pieno e basso Medioevo per tracciare aree all’interno dell’antica Regola di San Vito di Cadore, chiamate con il nome di “ciostego”.
Note biografiche
Fabio Cavulli si forma alle università di Trento e Padova. Ha scavato centinaia di siti perlopiù preistorici e in Italia settentrionale, ma ha anche studiato per anni insediamenti neolitici in Tunisia e nel Sultanato dell’Oman. Ha lavorato per quasi vent’anni all’Università di Trento ed è ora docente all’Università Federico II di Napoli, dove tiene lezione ai corsi di Dottorato e di Specializzazione in archeologia, di laurea Magistrale (“Scienze per l’Archeologia”) e di Triennale (“Sistemi Informativi per il Patrimonio Culturale”).
Nella sua vita professionale si è occupato a lungo di strutture d’abitato, applicando anche studi spaziali e di archeologia sperimentale.
L’interesse per le metodologie della ricerca archeologica lo porta oggi a lavorare in ambienti montani su siti dalle cronologie disparate (Mesolitico, Neolitico, ma anche Tardoantico e Medioevo) e sull’Archeologia Rupestre (cultura visuale) in Trentino-Alto Adige, Veneto, Campania e Sicilia applicando metodologie e strumenti innovativi per la documentazione e l’analisi.
In questi anni scava insediamenti e necropoli in grotte e in ripari sotto roccia del Neolitico recente e dell’Età del Rame in Veneto, Lazio e Sicilia.

(conferenza inizialmente prevista per il 28 febbraio)