Gita a Zuglio per la mostra “Celti sui Monti di Smeraldo” , Chiesa di S. Martino di Ovaro, Chiesa di San Lorenzo a Forni di Sopra

Il Gruppo Archeologico Cadorino ha organizzato per domenica 20 settembre 2015, in collaborazione con la Magnifica Comunità di Cadore, una gita in Carnia con il seguente programma:

– ZUGLIO (UD): visita guidata alla mostra “Celti sui Monti di Smeraldo” presso il civico Museo Archeologico Iulium Carnicum dove sono esposti, tra gli altri, reperti provenienti dal MARC – Museo Archeologico Cadorino di Pieve di Cadore
– pranzo presso l’agriturismo Naunal di Priola di Sutrio
– visita guidata alla Chiesa di San Martino di Ovaro (UD) e annessi resti della basliica paleocristiana del V secolo, uno dei più grandiosi complessi battesimali rurali rinvenuti ad oggi in Italia
– visita guidata alla Chiesa di San Lorenzo a Forni di Sotto (UD): affreschi di Gian Francesco da Tolmezzo (1492)

Dettagli della giornata
_ ore 7:00 partenza da Tai di Cadore, piazzale delle corriere, via Calalzo – Domegge – Lozzo – Auronzo piazza Vigo (ore 7:30)
_ ore 10:00 arrivo a Zuglio – Iulium Carnicum
_ ore 10:00 – 12:00 visita guidata alla mostra “Celti sui Monti di Smeraldo”
_ ore 12:00 – 15:00 trasferimento a Priola di Sutrio per il pranzo presso l’Agriturismo Naunal. Menu a base di piatti tipici della Carnia: bis di primi, bis di secondi con contorno e polenta, dolce, acqua-vino (prendere accordi al momento della prenotazione per eventuali esigenze di pranzi personalizzati)
_ ore 15:30 – 17.00 partenza per Ovaro e visita guidata alla Chiesa di San Martino di Ovaro e annessi resti della basilica paleocristiana del V secolo
_ ore 17.00 -19.30 partenza per Forni di Sotto e visita guidata alla Chiesa di San Lorenzo
_ ore 19.30 rientro via Passo Mauria con arrivo in Auronzo alle ore 20.30 e a Tai alle ore 21.00

Zuglio – Iulium Carnicum

Fondata pochi decenni prima di Cristo lungo la riva destra del torrente Bût, Zuglio (il cui nome in origine era Iulium Carnicum) è un antico centro romano sorto, molto probabilmente, durante il proconsolato di Giulio Cesare (58-49 a.C.) in prossimità della cosiddetta Via Iulia Augusta. Gli scavi hanno portato alla luce tra il 1937 e il 1938 l’intero complesso archeologico, costituito da resti del foro romano comprendenti una basilica, un tempio e un porticato. In questi ultimi anni il comune di Zuglio è impegnato nel recupero di un importante edificio privato a carattere abitativo situato nelle immediate vicinanze del Foro. Inoltre molti reperti, preromani, romani e alto medioevali sono esposti nel Civico Museo Archeologico Iulium Carnicum situato nel Palazzo Tommasi Leschiutta a breve distanza dal Foro. In età tardoromana, gota e longobarda, fu sede episcopale (IV-VIII secolo). La diocesi, suffraganea di Aquileia, estendeva la sua giurisdizione alla Carnia e al Cadore. Assunse un rilievo sempre maggiore per la sua posizione strategica, che permetteva di controllare la Via Iulia Augusta che attraverso l’impervio passo di Monte Croce Carnico conduceva alle regioni del Norico.

Mostra “Celti sui monti di smeraldo”  L’esposizione, programmata in occasione del ventesimo anno di apertura al pubblico del Civico Museo Archeologico, offre un quadro aggiornato della presenza celtica nel’arco alpino orientale.
Sarà così possibile ammirare reperti straordinari riferiti ad un ampio territorio compreso tra Veneto, Friuli Venezia Giulia, Carinzia e Slovenia Occidentale. Il titolo “Celti sui Monti di Smeraldo” evoca il paesaggio della Carnia, percorsa da guerrieri transalpini che si soffermarono sulle alture più strategiche, in posizione dominante rispetto ai corsi d’acqua.Armi celtiche provenienti da rilievi e altipiani sono gli indicatori preziosi della penetrazione a partire dalla fine del IV-III secolo a.C. di frange di gruppi in movimento dall’area danubiana verso la penisola balcanica (Taurisci e Scordisci). Ma fin dal V secolo a.C. stranieri abbigliati alla maniera celtica si erano già inseriti all’interno delle comunità locali.

Chiesa di S. Martino di Ovaro  La contrada che da secoli prende il nome di Gorto (toponimo celtico che indica un luogo protetto), corrisponde pressappoco al territorio amministrativo del Comune di Ovaro. L’importanza di questa zona, fin da epoche protostoriche, va individuata nella sua centralità rispetto al sistema vallivo, e nelle caratteristiche orografiche che forse la preservarono in tempi di invasioni e tumulti. L’importanza viaria di questa vallata è comprovata da un’epigrafe con iscrizione in lingua venetica, rinvenuta nel 1989 in località Cjanaia. E’ evidente il collegamento con i reperti paleoveneti della Valle del Gail e con il santuario paleoveneto di Lagole di Calalzo. In età romana la vallata presentava probabilmente una forma di popolamento sparso, piccoli villaggi agricoli posti lungo le principali vie di transito. Epigrafi romane di età imperiale sono state rinvenute a Luint, Luincis e Comeglians. Del periodo altomedioevale ci rimangono invece ampie memorie: innanzitutto la basilica paleocristiana, risalente all’incirca al V sec. d.C. scoperta recentemente in località San Martino e tuttora oggetto di studi e indagini archeologiche. Attorno a questo ampio complesso archeologico è stata rinvenuta un’importante necropoli altomedioevale. Un’altra necropoli autoctona, inquadrabile nel VII sec. d.C. è stata individuata in località Namontet di Liariis nel 1991/92. Presso la chiesa di San Martino le ricerche archeologiche degli ultimi anni hanno portato alla luce i resti di un complesso architettonico paleocristiano, risalente al V secolo d.C. Sotto al pavimento della chiesa odierna si è scoperta una vasca battesimale che costituiva l’elemento più importante dell’insieme. La forma esagonale rimanda chiaramente all’ambito culturale aquileiese. La vasca era posta al centro di un edificio di forma poligonale, in modo da permettere, durante le cerimonie, di compiere la processione rituale intorno al fonte, che secondo l’antica liturgia aquileiese veniva ripetuta almeno sette volte. All’edificio battesimale era collegata una grandiosa basilica i cui resti si trovano sul prato e che gli scavi hanno posto in luce ormai interamente. Era costituita da una grande aula rettangolare, dotata di banco presbiteriale, ovvero di sedile per il clero. Sul lato settentrionale si trovavano vari annessi, fra i quali un vano che ospitava al centro una grande struttura-reliquiario in pietra. La chiesa era pavimentata con un acciottolato rivestito da un battuto di malta. Le pareti erano rifinite da un intonaco bianco. Presso il banco presbiteriale erano invece decorate da un affresco a sfondo bianco con bande rosse impreziosito da motivi vegetali realizzati sempre in rosso. Il ritrovamento di numerosi frammenti di vetri da finestra verdi e blu, lascia intendere che le pareti erano scandite da numerose aperture. L’interno era illuminato da lampade a olio (che venivano appese alle pareti) realizzate in vetro soffiato, come attestano i numerosi frammenti rinvenuti. L’insieme della chiesa e del battistero ricopriva un’area di circa 450 metri quadrati, che ne fa uno dei più grandiosi complessi battesimali rurali rinvenuti sino ad oggi in Italia. Le dimensioni e la grandiosità dell’impianto dimostrano che esso costituiva un avamposto della chiesa aquileiese per la cristianizzazione delle popolazioni alpine. Nel corso dell’alto medioevo la chiesa venne abbandonata e la funzione battesimale passò a Santa Maria di Gorto. Evidentemente la posizione nel fondo valle rendeva la chiesa troppo vulnerabile e pertanto ne venne deciso il trasferimento in posizione più arroccata e protetta.

 

Chiesa di San Lorenzo Forni di Sopra  Situata in un ripiano tra il torrente Clavenò e gli scoscesi dirupi di Scluses (il luogo è anche noto come “Passo della Morte”) sull’antico percorso che collegava la pianura friulana ai Forni Savorgnani – e quindi al valico della Màuria e al Cadore – la chiesa è dedicata a San Lorenzo martire e la sua origine sembra risalire alla fine del secolo XIV (documentata a partire dal 1393), riconosciuta come filiale della matrice di Forni di Sotto. La struttura architettonica è stata rimaneggiata nel tempo, ma conserva i caratteri tipici delle chiese votive friulane del primo Quattrocento e dal 1906 è stata dichiarata monumento nazionale per lo straordinario ciclo di affreschi che contiene, eseguiti da Gianfrancesco da Tolmezzo (1450?-1513), eseguiti nel 1492, con uno schema iconografico peculiare di quel tempo. Fino al 1960 circa all’interno vi era anche un importante altare ligneo, probabile opera di Girolamo Comuzzo (1589/91-1670 circa), intagliatore di Gemona alla cui mano o bottega di devono molti lavori sparsi nella Carnia, nell’Alto Friuli e nel Cadore; oggi, dopo aver subito il furto di alcune statue, l’opera si trova nella parrocchiale di Forni di Sotto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Venerdì 11 settembre ore 18.00

Pieve di Cadore, Sala consiliare della Magnifica Comunità

“Una mostra al Museo Archeologico di Zuglio Carnico:
CELTI SUI MONTI DI SMERALDO”

interverranno i curatori della mostra

Sono otto i reperti prestati dal MARC-Museo Archeologico Cadorino alla mostra, visitabile dal 20 giugno al 31 ottobre 2015 presso il Civico Museo Archeologico Iulium Carnicum di Zuglio (UD). L’esposizione, che mette insieme reperti provenienti da musei nazionali e d’oltre confine, si propone di fornire un quadro unitario e omogeneo dello stato attuale della ricerca sulle influenze celtiche nelle aree alpine.