Venanzio Donà, storico cadorino, ci fa conoscere una importante scoperta a Pieve di Cadore, nella frazione di Pozzale:

“Nel 1821 si scoprì, poco fuori dall’entrata del villaggio, presso la strada, nel collicello, una sepoltura contenente un cadavere di lunga taglia le cui ossa erano intatte. Vi si videro due grandi cerchi di ottone (bronzo, nostra nota) ove erano le orecchie, e si presume che abbiano servito da orecchini; una placca rotonda dello stesso metallo convessa nel mezzo nella forma di un cappello, gli stava sul petto sostenuta da catenelle, due delle quali passavano sopra le spalle e due per di sotto delle braccia.”
(Guida storica, geografica, alpina del Cadore di Venanzio Donà, 1888, pag.142)

Sembrerebbe trattarsi di una tomba a tumulo, di cui purtroppo non vengono date le dimensioni, di un personaggio con un corredo particolare. Oltre ai due orecchini in bronzo viene descritto un kardiophylax o disco-corazza del VI sec. a. C.
Si tratta di una corazza rigida, di piccole dimensioni, di cuoio o di metallo. Di solito di forma circolare o ovale, il kardiophylax era collocato a protezione del cuore, da cui il nome o, quando di dimensioni maggiori, a protezione del petto e dell’addome. Era un’armatura tipica delle popolazioni italiche preromane dell’Italia centrale, diffusa in particolare tra Sanniti, Piceni e Umbri. Tra le statue che raffigurano guerrieri muniti di kardiophylax, le più note sono il guerriero di Capestrano e quello di Guardiagrele. Alcune presenze si registrano anche nella pianura padana. Il Cadore sembra molto lontano dall’Italia centrale ma già a Caverzano (BL) e nella necropoli di Pian della Gnela (Alpago) sono stati trovati molti reperti Piceni dal VII sec. a.C. , fra cui appunto un disco in bronzo.
Purtroppo anche i reperti di Pozzale sono scomparsi subito; chissà che non riposino in qualche soffitta ma è più probabile che siano stati venduti a qualche antiquario.
Il contesto fa comunque pensare alla sepoltura di un capo e dimostrerebbe la presenza di Pozzale già nel VI S sec. a. C.

 

(G. Zandegiacomo)